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Storia del sacramento della confessione

 

Nel sacramento della confessione o della riconciliazione, il credente rivive l’esperienza dell’incontro con amore misericordioso di Gesù, attraverso la sua comunità ecclesiale.


Il sacramento della confessione ha una lunga storia. Possiamo farlo iniziare dagli incontri personali di Gesù, ad esempio con la donna samaritana (Gv 4, 1-42), in cui le dice “Hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito” (v. 18), con la donna adultera (Gv 8,1-11), dove dice: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”, poi con la peccatrice della città venuta da lui a casa del fariseo (Lc 7,36-50), dove Gesù visto il suo amore le dice: “Ti sono perdonati e i tuoi peccati”. Si possono ricordare anche altri episodi. Ad esempio il colloquio con Nicodemo (Gv 3,1-21), dove Gesù dice: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio”, le parole di Gesù a Pietro, che gli domandava quante volte dovesse perdonare suo fratello e Gesù gli disse: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt, 18,22). Infine, si devono ricordare le parole di Gesù risorto ai discepoli durante il dono dello Spirito Santo: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20,23).

Oggi l’incontro con Gesù nel mistero sacramentale avviene in modo semplice: si inizia con una preghiera del sacerdote e del fedele, poi il fedele riconosce e dichiara i suoi peccati, il sacerdote che l’accoglie e l’ascolta, riconoscendo il suo sincero pentimento, gli dà l’assoluzione, a nome di Dio e della Chiesa, e una penitenza riparatrice, che il fedele farà, ritornando nella grazia di Dio.


 

Il rapporto tra penitente e sacerdote è personale e tutelato dal segreto sacramentale, che il sacerdote non può rompere neppure al costo della propria vita. Il segreto riguarda sia le colpe accusate, sia l’identità del penitente, sia la penitenza da fare.

 

Il modo con cui si svolge il sacramento della confessione è cambiato nel tempo:

«La penitenza non è sempre stata così; questa penitenza auricolare, così com’è giunta a noi, ha avuto la sua formulazione a partire dal XII e XIII secolo, quando si è cominciato a considerare l’intenzione e le motivazioni interiori dell’agire umana come decisive per considerare e valutare l’uomo e il suo comportamento. L’odierna penitenza auricolare è espressione di questa nuova maniera d’intendere l’uomo; tutta l’attenzione è posta sulla coscienza del penitente e sul suo mondo interiore in modo da valutare la sua azione e il suo pentimento in base alle motivazioni interiori del penitente stesso» (da ENRICO MAZZA, La liturgia della penitenza nella storia. Le grandi tappe, EDB, Bologna, 2013, p. 5).

 

La storia del sacramento della penitenza è stata studiata e suddivisa in modi e tappe.

Per Cyrille Vogel, uno studioso della storia della penitenza occidentale, essa si è sviluppata in quattro momenti principali:

  1. L’epoca paleocristiana, con la penitenza antica
  2. L’alto medioevo, con la penitenza tariffata secondo la gravità dei peccati
  3. Il basso medioevo, fino al XII secolo, con la penitenza tariffata per i peccati occulti e con la penitenza pubblica per le colpe pubbliche
  4. Dopo il XII secolo, con la penitenza privata sacramentale, il pellegrinaggio di penitenza e la penitenza pubblica solenne per le colpe pubbliche

(in C. VOGEL, Il peccatore e la penitenza nel medioevo, LDC, Leumann, 1970, p. 30. Citato in E. MAZZA, cit, p. 10).

 

Un altro studioso, il domenicano Marie-François Berrouard, approfondisce i primi sei secoli, cioè il primo periodo di quelli indicati da Cyrille Vogel, e ne indica quattro tappe evolutive:

  1. Nei primi due secoli, I e II, nelle assemblee dei convertiti la penitenza è un fatto eccezionale
  2. Con il III secolo, la penitenza diventa una della istituzioni della Chiesa e si va definendo una dottrina
  3. Dal IV secolo alla metà del V, la penitenza diventa un fatto giuridico
  4. Dalla metà del V secolo la penitenza viene sempre più definita canonicamente

(in M.F. BERROUARD, “La pénitence publique durant les six premiers siècles. Histoire et sociologie”, in La Maison-Dieu (1974) 118, 92-130; in E. MAZZA, cit, p. 11).

 

Oggi il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione è descritto e definito dal Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr. CCC 1422-1498), in cui è inserito tra Sacramenti di guarigione, insieme alla Unzione degli infermi.

Al paragrafo 1423, citando la costituzione dogmatica Lumen Gentium, si dice:

“Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera”.

Al paragrafo 1424 si espongono i diversi modi con cui viene chiamato questo mistero sacramentale e si dice che:

E’ chiamato Sacramento della conversione, poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.

E’ chiamato Sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

E’ chiamato Sacramento della confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.

E’ chiamato Sacramento del perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente il perdono e la pace.

E’ chiamato Sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: «Và prima a riconciliarti con il tuo fratello» (Mt 5,24).

 

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