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Presentazione degli esercizi spirituali di sant'Ignazio: 
un dono di Dio alla sua Chiesa

 

 

Il mese ignaziano
All'inizio del Cinquecento, Ignazio di Loyola visse un'esperienza profonda di Dio; sentendo il desiderio di parteciparla agli altri, la strutturò in un percorso di circa trenta giorni. Nacque così il "mese ignaziano", un itinerario pedagogico di preghiera personale in cui si è condotti progressivamente alla conoscenza della volontà di Dio. Svolto da persone desiderose di un chiarimento della propria vocazione e del proprio ruolo nella Chiesa, costituisce un'esperienza carismatica di rivelazione e d'illuminazione. Svolto invece da chi ha già uno stato di vita definito, come sacerdoti, seminaristi, religiose o coniugi, comporta una ripresa e un rafforzamento delle motivazioni fondamentali, un'interiorizzazione dei contenuti acquisiti nello studio della teologia e nella formazione, una comprensione profonda delle proprie esperienze spirituali, pastorali e umane.

Si svolge in quattro tappe, chiamate da sant'Ignazio "settimane", nelle quali l'esercitante è condotto dallo Spirito prima ad una rilettura della propria esistenza alla luce della Rivelazione, per scoprirne i doni e le proprie eventuali infedeltà, poi alla contemplazione dei misteri della vita di Cristo, per coglierne la chiamata e l'invito ad imitarlo nel servizio dell'umanità, infine a riviverne passione, morte e risurrezione, per acquisire uno stile di vita sempre più autentico e fedele al vangelo. In Italia il mese ignaziano ha una lunga tradizione: per tutto il Novecento fu svolto dai gesuiti soprattutto per i seminaristi, come preparazione profonda agli impegni dell'ordinazione sacerdotale, e per i sacerdoti, come crescita nell'intima conoscenza di Cristo e nell'imitazione del suo cuore misericordioso. Oggi è svolto ecclesialmente da tutti coloro che desiderano una crescita nella comunione con Dio e nel servizio all'umanità.

Gli esercizi nella vita quotidiana
Sant'Ignazio aveva incontrato persone che non potevano assentarsi dai loro impegni professionali o familiari per un mese intero; cercò allora di adattare alle loro possibilità l'itinerario residenziale che aveva elaborato. Sorsero così gli esercizi spirituali svolti nella "vita quotidiana", che all'origine prevedevano un'ora e mezza di preghiera ogni giorno, per un periodo più o meno lungo.

Oggi gli esercizi spirituali nella vita quotidiana (detti anche EVO: esercizi nella vita ordinaria) sono svolti in diversi modi. Il modello proposto a Villa Santa Croce prevede un incontro comunitario di due ore ogni quindici giorni, un colloquio personale con una guida circa ogni mese e un tempo quotidiano di preghiera a casa propria della durata minima di trenta minuti. L'itinerario è guidato da un'équipe di gesuiti, laici e religiose, con istruzioni e schede che vengono rinnovate ogni anno. L'itinerario degli esercizi può essere ripetuto più volte, sia per approfondire il proprio rapporto con Dio sia per crescere nella propria vocazione e nel servizio alla Chiesa.

Le settimane d'esercizi
Le settimane d'esercizi riprendono l'itinerario del mese ignaziano in forme diverse. Conservando sempre i caratteri della preghiera biblica e dell'accompagnamento personale, ripropongono, ad esempio, una delle "settimane" del mese, oppure una sintesi ordinata delle quattro settimane, oppure un tema tipicamente ignaziano, come il discernimento, la contemplazione, la scelta di vita, la sequela di Cristo, ecc. Ripetute ogni anno comportano una crescita nella conoscenza di Dio e di se stessi, un chiarimento della chiamata attuale e del proprio ruolo nella comunità. L'esistenza umana cambia di anno in anno: le settimane d'esercizi vi custodiscono e rivitalizzano l'autenticità della propria identità e missione. Includono la Liturgia delle Ore, la Celebrazione eucaristica, l'Adorazione, le tracce bibliche per la preghiera e l'aiuto al discernimento personale.

Gli esercizi individuali
Nell'intenzione originaria di sant'Ignazio gli esercizi furono sempre individuali, infatti egli diede esercizi solo individualmente. Tuttavia, già durante il suo generalato della Compagnia di Gesù, i gesuiti cominciarono a dare gli esercizi a gruppi più o meno numerosi di persone col suo consenso. Nel tempo i gesuiti diffusero soprattutto gli esercizi in gruppo, tuttavia quelli individuali furono sempre mantenuti. Essi permettono un rapporto con Dio profondo e una conoscenza di sé alla luce della Rivelazione, richiedono però già dimestichezza con la preghiera e la vita spirituale. Sono svolti normalmente con un colloquio quotidiano, quattro o cinque tempi di preghiera personale, la Liturgia delle Ore e la Celebrazione eucaristica. Questo tipo di esercizi può essere svolto in qualsiasi momento dell'anno, al di fuori dei programmi proposti, ma richiede la disponibilità di una guida esperta di esercizi, incaricata dai legittimi superiori ecclesiastici.

Gli esercizi spirituali e la Madonna della strada
Sant'Ignazio ebbe sempre un vivo affetto per Maria, poiché si sentì da lei aiutato nella conversione. Nella tradizione ignaziana Maria è ricordata come colei che ha "dettato" gli esercizi spirituali a sant'Ignazio a Manresa, guidando la sua mano durante la loro prima stesura. Negli esercizi Maria è molto presente: ogni tempo di preghiera si conclude con un colloquio con lei e nel momento centrale degli esercizi l'offerta alla SS. Trinità della propria elezione avviene alla sua presenza. Inoltre, Maria è contemplata nell'incarnazione, nella natività e nell'infanzia di Gesù, poi nel momento in cui egli inizia la sua missione e "saluta la sua benedetta madre", sotto la croce e nella risurrezione, lei che per prima ha ricevuto l'apparizione del Risorto. La presenza e il ruolo di Maria negli esercizi sono espressi assai bene dal titolo "Madonna della strada", poiché ella accompagna l'esercitante nell'itinerario di discernimento e dopo gli esercizi nell'itinerario del servizio di Dio. Il titolo deriva dalla prima chiesa donata dal Papa ai gesuiti a Roma, nel 1541, posta sulla strada che i pellegrini percorrevano verso la basilica di S. Pietro; è immagine dell'itinerario dell'uomo verso Dio, presente nella sua Chiesa.

Gli esercizi spirituali e il Sacro Cuore
La devozione al Cuore di Gesù esprime uno degli aspetti fondamentali della spiritualità ignaziana. Sorta dalle rivelazioni fatte da Cristo a S. Margherita Maria Alacoque, fu accolta da S. Claudio La Colombiere e poi affidata dal Papa ai gesuiti, divenendo una delle devozioni più importanti della Chiesa. Già presente nella Sacra Scrittura e nelle parole di Gesù "imparate da me, che sono mite e umile di cuore", l'attenzione al suo cuore trova negli esercizi ignaziani un'ottima collocazione poiché esplicita l'amore di Cristo per l'umanità sofferente e peccatrice. Negli esercizi Cristo è presentato come un "Re" che chiama e manda; il simbolo del "cuore" esplicita che le motivazione profonde della sua chiamata e della sua missione si trovano nel suo amore misericordioso. Inoltre, la prospettiva della "riparazione" dei peccati propri e altrui ricorda all'esercitante la necessità di collaborare con Cristo alla salvezza dell'umanità, dando il proprio contributo di preghiera, fatica e sofferenza, per riparare i danni compiuti dai peccati e dalle ingiustizie dell'uomo. In questa dinamica di salvezza, il "cuore" esprime il luogo delle decisioni profonde di Cristo, tutte motivate dall'amore.

Gli esercizi spirituali e la santità
Gli esercizi spirituali di sant'Ignazio sono stati una scuola di santità per intere generazioni di cristiani, laici, sacerdoti e religiose. Ad esempio, gli esercizi spirituali hanno una lunga tradizione nella diocesi di Torino e nel clero torinese. Dal 1630 esiste nelle valli di Lanzo il primo santuario del mondo dedicato a sant'Ignazio di Loyola; all'inizio del Settecento fu edificata a Torino dai gesuiti la prima casa d'esercizi d'Italia, ma dopo il 1773 e per tutto l'Ottocento l'attività degli esercizi fu portata avanti dal clero diocesano nel santuario di sant'Ignazio. Tutti i santi torinesi fecero gli esercizi e molti furono guide di esercizi, tra gli altri san Benedetto Cottolengo, che diede gli esercizi agli universitari di legge e medicina in collaborazione con il gesuita padre Francesco Pellico, fratello del più conosciuto scrittore Silvio, san Giuseppe Cafasso, che diede gli esercizi più volte al clero torinese e a don Bosco, che diede sempre la sua preferenza agli esercizi spirituali ignaziani fatti in silenzio, il venerabile don Pio Lanteri, che fondò l'Istituto degli Oblati di Maria Vergine e sostenne l'ampliazione del santuario di sant'Ignazio proprio per gli esercizi.

All'inizio del Novecento fu edificata dai gesuiti una nuova casa di esercizi spirituali a San Mauro Torinese, per l'Opera dei ritiri operai e per gli studenti universitari. Tra coloro che fecero gli esercizi a Villa Santa Croce si possono ricordare e pregare:

Il beato Pier Giorgio Frassati, il quale fece gli esercizi spirituali con i giovani cattolici ogni anno dal 1919 al 1925, ben accolto e seguito dai gesuiti della casa, in particolare da padre Pietro Righini. Pier Giorgio è presentato dalla Chiesa ai giovani come esempio di impegno nella vita spirituale, nella preghiera e nella carità e di fortezza nelle avversità familiari e sociali.

Il venerabile don Oreste Fontanella, che fece il mese ignaziano a Villa Santa Croce nell'Anno Santo 1933, offrendo a Cristo la sua vita per i seminaristi. Per venticinque anni fu Padre spirituale nel seminario della Diocesi di Biella, formando generazioni di santi sacerdoti. È indicato dalla Chiesa come esempio di dedizione a Cristo nella formazione dei giovani chiamati alla sua operosa e misericordiosa sequela.

Il venerabile fratel Teodoreto, per molti anni insegnante, ispettore e direttore scolastico delle Scuole Cristiane. Nel 1912 fondò l'Unione dei Catechisti, divenuta nel 1948 Istituto secolare di persone consacrate. Più volte fece a Villa Santa Croce gli esercizi spirituali coi suoi giovani catechisti consacrati, i quali continuano ancora oggi questa santa tradizione.

Il venerabile padre Giuseppe Picco, che fece gli esercizi a Villa S. Croce nel luglio del 1942 e conobbe personalmente padre Pietro Righini, il fondatore della casa. Padre Giuseppe Picco fece ogni anno gli esercizi spirituali e nella sua biografia al riguardo ricorrono spesso i luoghi delle case d'esercizi di Chieri, Avigliana, Cuneo e Genova Quarto. Padre Picco fu un apostolo degli esercizi e delle Leghe di perseveranza per gli operai, in particolare nella Diocesi di Novara.

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